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Che cos’è il bail-in bancario e come funziona

Quando una banca entra in una situazione di grave difficoltà, la gestione della crisi non riguarda soltanto l’istituto coinvolto, ma può avere conseguenze anche per azionisti, creditori e, in determinate circostanze, alcuni depositanti.

È in questo contesto che si inserisce il bail-in bancario, uno strumento previsto dalla disciplina europea sulla gestione delle crisi bancarie con l’obiettivo di assorbire le perdite utilizzando, secondo un ordine prestabilito, alcune risorse interne alla banca prima di ricorrere ad altre forme di intervento.

Comprendere che cos’è il bail-in bancario e come funziona permette di distinguere meglio tra le diverse categorie di strumenti finanziari detenuti presso una banca e di capire perché azioni, obbligazioni e depositi non sono trattati nello stesso modo quando si verifica una situazione di dissesto o di rischio di dissesto.

Bail-in bancario: che cos’è

Il bail-in bancario è uno degli strumenti utilizzabili nell’ambito della risoluzione di una banca in crisi.

In termini semplici, il meccanismo prevede che determinate perdite vengano assorbite prima dagli azionisti e successivamente da alcune categorie di creditori della banca, secondo un ordine previsto dalla normativa.

Il bail-in può avvenire mediante la riduzione del valore di determinate passività oppure attraverso la loro conversione in capitale, quando ricorrono le condizioni previste nell’ambito della procedura di risoluzione.

Perché è stato introdotto il bail-in

Il bail-in è stato introdotto all’interno di un quadro europeo più ampio dedicato alla prevenzione e alla gestione delle crisi degli intermediari.

Uno degli obiettivi è limitare il ricorso automatico a risorse pubbliche per coprire le perdite di una banca, facendo sì che una parte significativa dell’onere venga sostenuta innanzitutto da chi ha investito nel capitale o finanziato l’intermediario attraverso determinate passività.

Questo principio rappresenta una differenza importante rispetto a modelli di salvataggio basati prevalentemente sull’intervento dello Stato.

Bail-in e bail-out: qual è la differenza

Le espressioni bail-in e bail-out descrivono due approcci differenti alla gestione di una crisi.

Nel bail-in le perdite vengono assorbite dall’interno dell’intermediario, coinvolgendo secondo le regole applicabili azionisti e alcune categorie di creditori.

Con il termine bail-out si indica invece, in senso generale, un intervento di salvataggio sostenuto dall’esterno, spesso associato all’impiego di risorse pubbliche.

La disciplina europea ha cercato di rafforzare il principio secondo cui le perdite devono essere sopportate innanzitutto dagli investitori e dai creditori esposti al rischio dell’intermediario, prima di eventuali interventi esterni ammessi dalla normativa.

Quando può entrare in gioco il bail-in

Il bail-in non viene applicato semplicemente perché una banca registra una perdita o attraversa un periodo difficile.

È uno strumento che può essere utilizzato nell’ambito di una procedura di risoluzione bancaria, quando ricorrono le condizioni previste dalla normativa e le autorità competenti ritengono necessario intervenire per gestire la crisi in modo ordinato.

La valutazione riguarda quindi una situazione molto più grave rispetto alle normali oscillazioni dei risultati economici di una banca.

Che cosa significa risoluzione bancaria

La risoluzione è una procedura finalizzata a gestire la crisi di un intermediario preservando, per quanto possibile, alcune funzioni considerate rilevanti e limitando gli effetti negativi sulla stabilità finanziaria.

Non coincide necessariamente con la liquidazione ordinaria della banca.

Le autorità possono utilizzare diversi strumenti previsti dal quadro normativo e il bail-in rappresenta una delle possibilità disponibili, non l’unica modalità di intervento.

Chi decide l’applicazione del bail-in

La decisione non viene presa autonomamente dalla banca in difficoltà.

La gestione delle crisi coinvolge le autorità di risoluzione competenti secondo il sistema europeo e nazionale applicabile all’intermediario interessato.

Per le banche che rientrano nel Meccanismo di Risoluzione Unico possono entrare in gioco le istituzioni europee preposte, mentre a livello nazionale opera anche la Banca d’Italia secondo le competenze previste dal quadro normativo.

La logica del bail-in parte dal capitale della banca

Per comprendere il funzionamento del meccanismo è utile partire da una distinzione fondamentale.

Chi acquista azioni di una banca partecipa al capitale dell’impresa e assume quindi un rischio differente rispetto a chi detiene un semplice deposito.

In una situazione di crisi, gli azionisti rappresentano normalmente la prima categoria chiamata ad assorbire le perdite, perché il capitale svolge proprio la funzione di protezione iniziale rispetto alle perdite dell’attività bancaria.

Gli azionisti sono i primi a essere coinvolti

Nel meccanismo del bail-in, gli azionisti sono generalmente i primi soggetti sui quali ricadono le perdite.

Il valore delle azioni può essere ridotto anche in misura molto significativa e, nei casi più gravi, può essere completamente azzerato.

Questa caratteristica riflette il maggiore livello di rischio assunto da chi partecipa direttamente al capitale della banca.

Cosa succede dopo il capitale azionario

Se l’assorbimento delle perdite attraverso il capitale non è sufficiente, il meccanismo può coinvolgere progressivamente altre categorie di passività secondo il grado di subordinazione previsto.

In termini generali, vengono interessati prima gli strumenti che presentano un livello di subordinazione maggiore e successivamente, se necessario, altre categorie di creditori ammissibili.

La logica è quella di rispettare una gerarchia, evitando di trattare allo stesso modo strumenti che hanno caratteristiche e rischi differenti.

Il ruolo delle obbligazioni subordinate

Le obbligazioni subordinate occupano una posizione particolarmente delicata nella gerarchia dei creditori.

Questi strumenti prevedono contrattualmente che il rimborso avvenga dopo quello di creditori con priorità maggiore e, proprio per questo motivo, possono essere esposti più direttamente alle conseguenze di una crisi dell’emittente.

Il maggiore rendimento che talvolta accompagna strumenti di questo tipo deve essere letto anche alla luce del rischio più elevato assunto dall’investitore.

E le obbligazioni non subordinate?

Anche alcune obbligazioni non subordinate possono rientrare nel perimetro delle passività utilizzabili per assorbire le perdite, in funzione delle caratteristiche dello strumento e dell’ordine di priorità previsto.

Non tutte le obbligazioni bancarie presentano quindi lo stesso livello di rischio in uno scenario di crisi.

Prima di acquistare uno strumento emesso da una banca è importante comprenderne la posizione nella gerarchia dei creditori e leggere attentamente la relativa documentazione.

I depositi possono essere coinvolti nel bail-in?

Questo è uno degli aspetti che genera maggiore attenzione.

I depositi protetti dal sistema di garanzia, entro il limite previsto dalla normativa per ciascun depositante presso ciascuna banca, sono esclusi dal bail-in.

Nell’Unione Europea la protezione riguarda generalmente i depositi fino a 100.000 euro per depositante e per banca, secondo le condizioni previste dal sistema di garanzia applicabile.

La quota di deposito che supera tale limite può invece avere un trattamento differente e, in determinate condizioni, rientrare tra le passività potenzialmente coinvolgibili, nel rispetto dell’ordine di priorità previsto.

Come funziona la protezione dei depositi fino a 100.000 euro

Il limite di 100.000 euro riguarda la posizione complessiva del depositante presso la stessa banca e non il singolo conto considerato separatamente.

Se una persona possiede più conti presso il medesimo istituto, le somme vengono quindi considerate complessivamente ai fini della garanzia secondo le regole applicabili.

La disciplina prevede inoltre specifiche modalità per situazioni come i conti cointestati e altre fattispecie particolari.

Conto corrente e investimento non sono la stessa cosa

Il bail-in rende particolarmente importante distinguere tra deposito bancario e investimento in strumenti emessi dalla banca.

Il denaro presente su un conto corrente rappresenta un credito del cliente verso la banca e può beneficiare, entro i limiti previsti, della tutela del sistema di garanzia dei depositi.

Un’azione o un’obbligazione della stessa banca è invece uno strumento finanziario con caratteristiche di rischio differenti.

La semplice circostanza che entrambi siano detenuti presso lo stesso intermediario non li rende equivalenti.

I titoli del cliente detenuti dalla banca vengono coinvolti?

È importante distinguere anche tra strumenti emessi dalla banca e strumenti semplicemente custoditi dalla banca per conto del cliente.

In generale, titoli e altre attività detenuti in custodia per conto della clientela non fanno parte del patrimonio della banca nello stesso modo delle sue passività proprie, purché siano correttamente separati e riconducibili al cliente secondo le regole applicabili.

Un cliente che detiene, per esempio, titoli emessi da soggetti diversi attraverso un deposito titoli presso una banca si trova quindi in una situazione differente rispetto a chi possiede obbligazioni emesse dalla banca stessa.

Perché non tutte le passività possono essere utilizzate

La disciplina sul bail-in prevede alcune esclusioni.

Determinate passività vengono escluse dal meccanismo per la loro natura o per la funzione che svolgono, mentre altre possono essere escluse in specifiche circostanze previste dalla normativa.

Questo significa che non è corretto immaginare il bail-in come una riduzione indiscriminata di tutto ciò che si trova presso una banca.

Il principio della gerarchia dei creditori

Uno dei concetti da ricordare è la gerarchia dei creditori.

In una crisi bancaria, categorie differenti di strumenti e passività hanno diversi livelli di priorità.

In termini semplificati, chi assume un rischio maggiore e occupa una posizione più subordinata viene normalmente coinvolto prima rispetto a chi possiede crediti con maggiore protezione.

Per capire il rischio di uno strumento finanziario non basta quindi sapere chi lo ha emesso, ma occorre conoscerne anche la posizione giuridica e contrattuale.

Bail-in e principio del “no creditor worse off”

Nel quadro europeo della risoluzione esiste anche il principio secondo cui, in termini generali, un creditore non dovrebbe subire con la risoluzione perdite maggiori rispetto a quelle che avrebbe sostenuto in una normale procedura di insolvenza applicabile alla banca.

Questo principio viene spesso indicato con l’espressione inglese no creditor worse off.

La sua funzione è contribuire a tutelare i creditori nell’ambito dell’applicazione degli strumenti di risoluzione, secondo le modalità e le verifiche previste dalla disciplina.

Un esempio semplificato di bail-in

Immaginiamo una banca che debba assorbire perdite molto elevate.

In un caso puramente esemplificativo, le perdite verrebbero attribuite innanzitutto al capitale degli azionisti.

Se questo non fosse sufficiente, potrebbero essere coinvolti strumenti subordinati e successivamente altre passività ammissibili secondo la gerarchia prevista.

I depositi coperti dal sistema di garanzia fino al limite applicabile continuerebbero invece a essere protetti.

L’esempio serve soltanto a comprendere la logica del meccanismo, perché una reale procedura di risoluzione dipende dalle caratteristiche dell’intermediario e dalle decisioni delle autorità competenti.

Perché una banca può arrivare a una crisi

Le difficoltà di una banca possono dipendere da numerosi fattori.

Perdite elevate sui crediti concessi, gestione inadeguata dei rischi, problemi di liquidità, deterioramento delle attività finanziarie o altre condizioni possono compromettere progressivamente la capacità dell’intermediario di operare in equilibrio.

Per questo motivo la regolamentazione bancaria prevede controlli, requisiti patrimoniali e attività di vigilanza finalizzati a individuare e affrontare le situazioni di difficoltà prima che diventino irreversibili.

Il bail-in non significa che ogni crisi bancaria coinvolga i correntisti

Uno dei timori più diffusi nasce dall’idea che, in presenza di qualsiasi difficoltà bancaria, il denaro dei correntisti venga automaticamente utilizzato per salvare l’istituto.

Non funziona così.

Il bail-in interviene nell’ambito di specifiche procedure e segue regole precise, mentre i depositi protetti entro i limiti previsti sono esclusi dal meccanismo.

Conoscere questi elementi aiuta a distinguere il funzionamento reale della disciplina dalle interpretazioni eccessivamente semplificate.

Che ruolo ha il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi

In Italia la tutela dei depositi viene assicurata attraverso sistemi di garanzia previsti dalla normativa, tra cui il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per le banche aderenti che rientrano nel relativo sistema.

La funzione del sistema di garanzia è proteggere i depositanti entro i limiti e secondo le condizioni stabilite.

Il meccanismo di garanzia dei depositi e il bail-in appartengono allo stesso quadro generale di tutela e gestione delle crisi, ma svolgono funzioni differenti.

Perché è importante conoscere chi ha emesso uno strumento

Quando si acquistano azioni o obbligazioni è importante conoscere l’emittente.

Se lo strumento è stato emesso dalla stessa banca presso la quale viene acquistato o detenuto, il cliente assume anche il rischio finanziario collegato a quell’emittente.

La valutazione non dovrebbe quindi limitarsi al rendimento promesso o alla durata dell’investimento, ma comprendere anche la struttura dello strumento, la sua priorità in caso di crisi e i rischi illustrati nella documentazione.

Bail-in e diversificazione

La disciplina del bail-in offre anche uno spunto utile per comprendere il principio della diversificazione.

Concentrare una parte molto elevata del proprio patrimonio in strumenti emessi da un singolo soggetto può aumentare l’esposizione alle difficoltà specifiche di quell’emittente.

Diversificare non elimina il rischio, ma può contribuire a evitare che l’andamento di un unico investimento determini conseguenze sproporzionate sull’intero patrimonio.

Perché rischio e rendimento devono essere letti insieme

Alcuni strumenti finanziari possono offrire rendimenti più elevati proprio perché comportano rischi maggiori.

Le obbligazioni subordinate rappresentano un esempio utile: la loro posizione nella gerarchia dei creditori le rende generalmente più esposte rispetto ad altre forme di credito verso l’emittente.

Valutare un investimento soltanto sulla base del rendimento atteso significa quindi osservare una parte incompleta del quadro.

Il ruolo della documentazione prima di investire

Prima di acquistare azioni, obbligazioni o altri strumenti finanziari è importante leggere la documentazione disponibile.

Informazioni sull’emittente, natura dello strumento, rischi, subordinazione, durata e condizioni di rimborso aiutano a comprendere quali conseguenze potrebbero verificarsi anche in scenari avversi.

La conoscenza delle caratteristiche dello strumento permette di distinguere più chiaramente tra risparmio depositato e capitale effettivamente investito.

Bail-in e cultura finanziaria

Il bail-in bancario può sembrare un argomento distante dalla vita quotidiana, ma permette di comprendere meglio alcuni principi fondamentali del sistema finanziario.

Aiuta, per esempio, a distinguere un conto corrente da un’obbligazione, a capire perché strumenti differenti hanno diversi livelli di rischio e a comprendere il significato della protezione dei depositi.

La cultura finanziaria serve anche a leggere queste differenze prima che diventino rilevanti in una situazione di crisi.

Cosa dovrebbe sapere un correntista

Per un correntista è utile conoscere soprattutto il funzionamento generale della garanzia sui depositi e sapere che la protezione opera entro specifici limiti e condizioni.

È altrettanto utile distinguere le somme depositate dagli eventuali investimenti detenuti attraverso la banca.

Un conto corrente, un’obbligazione bancaria e un fondo d’investimento sono strumenti profondamente differenti anche se possono essere visualizzati all’interno dello stesso servizio di home banking.

Cosa dovrebbe sapere chi acquista obbligazioni bancarie

Chi valuta un’obbligazione emessa da una banca dovrebbe prestare particolare attenzione alla tipologia dello strumento e alla sua posizione nella gerarchia dei creditori.

La presenza di clausole di subordinazione, le caratteristiche dell’emittente e il rischio di credito possono incidere in modo significativo sul profilo dell’investimento.

Conoscere il bail-in permette quindi di interpretare meglio perché alcune obbligazioni possono comportare rischi diversi rispetto ad altre.

Bail-in bancario: cosa ricordare davvero

Il bail-in bancario è uno strumento previsto per la gestione delle crisi bancarie e non un meccanismo applicato automaticamente ogni volta che una banca attraversa una difficoltà.

La sua logica prevede che le perdite vengano assorbite secondo una gerarchia che parte generalmente dagli azionisti e può successivamente coinvolgere determinate categorie di creditori.

I depositi protetti entro il limite di 100.000 euro per depositante e per banca restano esclusi dal bail-in secondo la disciplina europea applicabile.

Comprendere queste regole permette di distinguere meglio i diversi rischi associati a depositi, azioni e obbligazioni e di interpretare con maggiore consapevolezza il funzionamento del sistema bancario.

Domande frequenti sul bail-in bancario

Che cos’è il bail-in bancario?

Il bail-in è uno strumento utilizzabile nell’ambito della risoluzione di una banca in crisi, attraverso il quale determinate perdite vengono assorbite dagli azionisti e da alcune categorie di creditori secondo un ordine stabilito.

Il bail-in può coinvolgere il conto corrente?

I depositi protetti entro il limite previsto dalla normativa sono esclusi dal bail-in.

Nell’Unione Europea la garanzia riguarda generalmente fino a 100.000 euro per depositante e per banca, mentre somme eccedenti possono avere un trattamento differente in base alle regole applicabili.

Chi viene coinvolto per primo nel bail-in?

Gli azionisti rappresentano generalmente la prima categoria chiamata ad assorbire le perdite.

Se necessario possono essere successivamente coinvolti strumenti subordinati e altre passività ammissibili secondo la gerarchia prevista.

Le obbligazioni bancarie possono essere coinvolte?

Sì, determinate obbligazioni emesse dalla banca possono rientrare nel bail-in.

Il livello di rischio dipende anche dalla tipologia dello strumento e dalla sua posizione nella gerarchia dei creditori.

Le obbligazioni subordinate sono più rischiose?

In generale presentano una posizione subordinata rispetto ad altre categorie di creditori e, proprio per questo motivo, possono essere coinvolte prima nell’assorbimento delle perdite.

È importante leggere attentamente le condizioni dello strumento prima dell’investimento.

I titoli di altre società custoditi presso la banca sono coinvolti?

In generale, gli strumenti finanziari detenuti dalla banca in custodia per conto del cliente sono distinti dalle passività proprie dell’intermediario, secondo le regole applicabili.

La situazione è quindi differente rispetto al possesso di strumenti emessi dalla banca stessa.

Qual è la differenza tra bail-in e bail-out?

Il bail-in utilizza risorse interne alla banca attraverso il coinvolgimento di azionisti e determinate categorie di creditori.

Il bail-out indica invece, in senso generale, un salvataggio sostenuto dall’esterno, spesso associato all’utilizzo di risorse pubbliche.

Il bail-in si applica a qualsiasi banca in difficoltà?

No.

Può essere utilizzato nell’ambito di una procedura di risoluzione quando ricorrono le condizioni previste dalla normativa e le autorità competenti ritengono appropriato utilizzare questo strumento.

I primi 100.000 euro sono sempre protetti?

La disciplina europea prevede una protezione dei depositi fino a 100.000 euro per depositante e per banca, secondo le condizioni applicabili e le regole del relativo sistema di garanzia.

È quindi importante considerare la posizione complessiva presso il singolo istituto e non soltanto il saldo di uno specifico conto.

A cosa serve il bail-in?

Serve a contribuire alla gestione ordinata della crisi di una banca, facendo assorbire le perdite innanzitutto agli investitori e ai creditori esposti secondo la gerarchia prevista, anziché trasferirle automaticamente sulla collettività.

Il bail-in elimina ogni possibilità di intervento pubblico?

No.

La normativa sulla gestione delle crisi è più articolata e prevede condizioni e strumenti differenti.

Il principio generale è però quello di fare ricorso innanzitutto alle risorse interne della banca e di limitare l’utilizzo di risorse pubbliche ai casi e alle condizioni consentiti.

Perché è utile conoscere il bail-in anche se si possiede soltanto un conto corrente?

Perché aiuta a comprendere la differenza tra deposito, investimento e strumenti emessi dalla banca.

Sapere come funziona la protezione dei depositi e quali categorie possono essere coinvolte in una crisi permette di leggere con maggiore consapevolezza i prodotti bancari e finanziari.

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